SCHIARAZULA MARAZULA

Chiamato anche S'ciaraciule maraciule. Si tratta di un ballo tipico del Friuli che si ritiene risalente a prima del1500, con origini che risalgono a un'epoca medievale. In una lettera di denuncia all'inquisizione del 1624 si segnala che donne e uomini del paese friulano di Palazzolo eseguissero questa danza cantando in due cori per evocare la pioggia. Di tale ballo è pervenuta versione scritta nel volume Il primo libro dei balli accomodati per cantar et sonar d'ogni sorte de instromenti di Giorgio Mainerio Parmeggiano Maestro di Capella della Santa Chiesa d'Aquilegia, nel 1576. Il brano è stato ripreso da diversi gruppi e autori moderni, come il cantautore Angelo Branduardi.  Inoltre, un progetto musicale dance chiamato Tampura ha ripreso Schiarazula marazula per un brano intitolato Love in the casbah il quale è stato pubblicato nel 2000. Le parole originali della canzone sono andate perdute. Nella citata missiva di denuncia all'inquisizione del 1624 si trova una traduzione parziale dal friulano al volgare italiano“schiarazzola marazzola a marito ch'io me ne vo’ et quello che segue si come son donzella che piova questa sera"... Nella seconda metà del Novecento, il poeta friulano Domenico Zannier, ignorando il testo originale della canzone rinascimentale, ha composto un nuovo testo con una serie di assonanze e di nonsensi in friulano: « Scjaraçule Maraçule la lusigne e la craçule, la piçule si niçule di polvar a si tacule. O scjaraciule maraçule cu la rucule e la cocule, la fantate je une trapule il fantat un trapulon. (rit: la fantate je une trapule il fantat un trapulon)”;  tradotto in italiano: « Scjaraciule (bastone, bordone) e Maraciule (finocchio), la lucciola e la raganella, la piccola si dondola e di polvere si macchia. O' scjaraciule maraciule, con la rucola e la noce, la ragazza è una trappola (bugiarda) il ragazzo un trappolone. » Lo spartito del brano ci è pervenuto in un’opera del 1578, Il primo libro dei balli accomodati per cantar et sonar d’ogni sorte de instromenti  di Giorgio Mainerio.  Mainerio nacque a Parma nel 1535 da un padre di probabile origine scozzese (a suffragio di questa ipotesi è il fatto che Giorgio firmasse scrivendo Mayner). La sua educazione contemplò lo studio della musica, ma non intraprese subito la carriera musicale, giacché nel 1560, con la qualifica di presbitero, concorse ad un posto di cappellano e altarista nella chiesa udinese di Santa Maria Annunziata. Mainerio visse ad Udine tra il 1560 e il 1570; qui, grazie alle conoscenze musicali già acquisite ed agli insegnamenti di due locali contrappuntisti, Gabriele Martinengo e Ippolito Chiamaterò , realizzò l’idea di intraprendere la carriera musicale, che lo avrebbe portato più facilmente ad una sistemazione economica. Non più di tre anni dopo l’inizio della sua permanenza a Udine cominciò ad essere incuriosito da scienze e pratiche occulte (astrologia, magia, necromanzia) e si vociferava che partecipasse in compagnia di alcune donne a strani riti notturni. Il tribunale aquileiese dell’Inquisizione avviò a tal proposito un’indagine istruttoria in vista di un regolare processo, ma non riuscì ad acquisire prove concrete. Tuttavia, anche dopo la chiusura del caso giudiziario per il musicista risultò sempre più evidente la difficoltà nei rapporti col personale del Capitolo di Udine e decise, dopo aver provveduto da tempo a candidarsi per il concorso per un impiego nella Basilica Patriarcale di Aquileia, di sciogliere parzialmente ed anzitempo il rapporto che lo legava all’istituzione ecclesiastica udinese, motivando tale decisione con “impellenti se pur oneste cause”. Trasferitosi ad Aquileia dopo aver superato il concorso che lì gli fece trovare impiego, Mainerio andò a risiedere nell’antico centro del Patriarcato, luogo più isolato e tranquillo del centro cittadino. Nel 1578 divenne “Maestro di Capella della S. Chiesa d’Aquilegia” e negli ultimi anni della sua vita, resi difficili da una salute non più perfetta, il musicista si esonerò spesso dall’obbligo del coro per viaggi alla volta di Venezia, Ancona e di qualche centro di cure termali. La notizia del suo decesso fu data nella seduta del Capitolo convocata il 4 maggio 1582. Mainerio scrisse principalmente opere di carattere sacro ma pubblicò anche una raccolta di canti e balli profani di origine e d’uso popolari,  Il primo libro de’ balli accomodati per cantar et sonar d’ogni sorte de instromenti di Giorgio Mainerio Parmeggiano Maestro di Capella della S. Chiesa d’Aquilegia, appunto, che fu stampato da Angelo Gardano a Venezia nel 1578.

Chiamato anche S’ciaraciule maraciule. Si tratta di un ballo tipico del Friuli che si ritiene risalente a prima del1500, con origini che risalgono a un’epoca medievale.
In una lettera di denuncia all’inquisizione del 1624 si segnala che donne e uomini del paese friulano di Palazzolo eseguissero questa danza cantando in due cori per evocare la pioggia. Di tale ballo è pervenuta versione scritta nel volume Il primo libro dei balli accomodati per cantar et sonar d’ogni sorte de instromenti di Giorgio Mainerio Parmeggiano Maestro di Capella della Santa Chiesa d’Aquilegia, nel 1576.
Il brano è stato ripreso da diversi gruppi e autori moderni, come il cantautore Angelo Branduardi.
Inoltre, un progetto musicale dance chiamato Tampura ha ripreso Schiarazula marazula per un brano intitolato Love in the casbah il quale è stato pubblicato nel 2000.
Le parole originali della canzone sono andate perdute. Nella citata missiva di denuncia all’inquisizione del 1624 si trova una traduzione parziale dal friulano al volgare italiano“schiarazzola marazzola a marito ch’io me ne vo’ et quello che segue si come son donzella che piova questa sera”…
Nella seconda metà del Novecento, il poeta friulano Domenico Zannier, ignorando il testo originale della canzone rinascimentale, ha composto un nuovo testo con una serie di assonanze e di nonsensi in friulano:
« Scjaraçule Maraçule la lusigne e la craçule, la piçule si niçule di polvar a si tacule. O scjaraciule maraçule cu la rucule e la cocule, la fantate je une trapule il fantat un trapulon. (rit: la fantate je une trapule il fantat un trapulon)”;
tradotto in italiano:
« Scjaraciule (bastone, bordone) e Maraciule (finocchio), la lucciola e la raganella, la piccola si dondola e di polvere si macchia. O’ scjaraciule maraciule, con la rucola e la noce, la ragazza è una trappola (bugiarda) il ragazzo un trappolone. »
Lo spartito del brano ci è pervenuto in un’opera del 1578, Il primo libro dei balli accomodati per cantar et sonar d’ogni sorte de instromenti di Giorgio Mainerio.
Mainerio nacque a Parma nel 1535 da un padre di probabile origine scozzese (a suffragio di questa ipotesi è il fatto che Giorgio firmasse scrivendo Mayner). La sua educazione contemplò lo studio della musica, ma non intraprese subito la carriera musicale, giacché nel 1560, con la qualifica di presbitero, concorse ad un posto di cappellano e altarista nella chiesa udinese di Santa Maria Annunziata. Mainerio visse ad Udine tra il 1560 e il 1570; qui, grazie alle conoscenze musicali già acquisite ed agli

insegnamenti di due locali contrappuntisti, Gabriele Martinengo e Ippolito Chiamaterò , realizzò l’idea di intraprendere la carriera musicale, che lo avrebbe portato più facilmente ad una sistemazione economica.
Non più di tre anni dopo l’inizio della sua permanenza a Udine cominciò ad essere incuriosito da scienze e pratiche occulte (astrologia, magia, necromanzia) e si vociferava che partecipasse in compagnia di alcune donne a strani riti notturni.
Il tribunale aquileiese dell’Inquisizione avviò a tal proposito un’indagine istruttoria in vista di un regolare processo, ma non riuscì ad acquisire prove concrete. Tuttavia, anche dopo la chiusura del caso giudiziario per il musicista risultò sempre più evidente la difficoltà nei rapporti col personale del Capitolo di Udine e decise, dopo aver provveduto da tempo a candidarsi per il concorso per un impiego nella Basilica Patriarcale di Aquileia, di sciogliere parzialmente ed anzitempo il rapporto che lo legava all’istituzione ecclesiastica udinese, motivando tale decisione con “impellenti sepur oneste cause”.
Trasferitosi ad Aquileia dopo aver superato il concorso che lì gli fece trovare impiego, Mainerio andò a risiedere nell’antico centro del Patriarcato, luogo più isolato e tranquillo del centro cittadino.
Nel 1578 divenne “Maestro di Capella della S. Chiesa d’Aquilegia” e negli ultimi anni della sua vita, resi difficili da una salute non più perfetta, il musicista si esonerò spesso dall’obbligo del coro per viaggi alla volta di Venezia, Ancona e di qualche centro di cure termali. La notizia del suo decesso fu data nella seduta del Capitolo convocata il 4 maggio 1582.
Mainerio scrisse principalmente opere di carattere sacro ma pubblicò anche una raccolta di canti e balli profani di origine e d’uso popolari, Il primo libro de’ balli accomodati per cantar et sonar d’ogni sorte de instromenti di Giorgio Mainerio Parmeggiano Maestro di Capella della S. Chiesa d’Aquilegia, appunto, che fu stampato da Angelo Gardano a Venezia nel 1578.

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